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MALEDETTI GRUPPI FACEBOOK

By 3 Giugno 2021blog, News

Nel corso di questo ultimo anno e mezzo ho dovuto modificare il mio modo di lavorare. Abbandonati i piccioni viaggiatori spediti a portare messaggi in giro, sono diventata più social e tecnologica di quanto avrei mai voluto. 

Così ho scoperto un fiorire di gruppi facebook dedicati ai libri per bambini. Alcuni sono puramente informativi e altri sono di scambi e vendita.

La “libraia sociale” che è in me, quella che vorrebbe i libri a disposizione di tutti e fruibili gratuitamente, ha pensato fosse una cosa bellissima. La letteratura per l’infanzia è sempre presa poco in considerazione e l’idea che ci fossero gruppi in cui scambiarsi opinioni e consigli e in cui rimettere in circolo libri usati per dargli una nuova vita, mi è sembrata fantastica.

All’inizio mi veniva naturale dare il mio piccolo contributo con qualche consiglio buttato qua e là. Poi la “libraia stacanovista”, quella che lavora ben oltre l’orario di negozio cercando sempre nuovi modi per avvicinare i bambini alla lettura, ha cominciato a vedere lo stesso commento ripetuto quasi sotto ogni post…”dove lo trovo?”. La risposta sembra banale, in libreria, ma evidentemente non lo è perché molto raramente l’ho visto scritto. Sicuramente amazon era il commento più gettonato. E devo dirlo, ci sono rimasta un po’ male!

Poi è stato il turno della “libraia lettrice”, quella che ama i libri belli. Ne ha visti tanti di libri e proprio non si capacita di come prodotti scadenti, con le giuste frasi di contorno, possano attirare tanto l’attenzione. Ho visto libri davvero brutti osannati al punto da essere battuti all’asta con prezzi improponibili. Ma qui entra in gioco forse il gusto personale e allora facciamo che la libraia lettrice non esiste.

Ben presto però si è affacciata anche la “libraia commerciante”, quella che deve fare i conti per arrivare a fine mese e mantenere aperta la libreria e lei ha preso il sopravvento. E’ lei quella che ha problemi con i gruppi facebook e che ve li vuole raccontare.

I FUORI CATALOGO

Un libro è definito fuori catalogo quando l’editore decide di ritirarlo dal mercato e non ristamparlo. Oggi la vita di un libro è molto breve; in rapporto alla quantità di libri pubblicati ogni anno, sono davvero pochi quelli che restano nel mercato. Le statistiche dicono che il 30% dei volumi pubblicati restano invenduti e mandati al macero e che il 50% dei libri pubblicati vendono meno di 250 copie l’anno. 

Se un libro vende poco e l’editore lo toglie dal mercato, dovrà pur esserci un motivo. E allora perché accanirsi nella ricerca dei fuori catalogo quando le nuove proposte in libreria sono tante, varie e belle? E vero, a volte un buon libro non ha il tempo che meriterebbe e scompare prima che possa raggiungere la dovuta fama. Sono però convinta che quel libro troverà il modo di affacciarsi di nuovo sul mercato e nell’attesa si può sempre leggere altro!

Nei gruppi facebook dedicati alla letteratura per l’infanzia vengono spesso portati alla ribalta titoli fuori catalogo di cui in libreria davvero non se ne sente la mancanza. Eppure vengono elogiati come fossero capolavori. Niente niente chi lo ha comprato a suo tempo non lo ha gradito e, pur di liberarsene, ne fa una descrizione fin troppo lusinghiera? Da lì se ne comincia a parlare e il valore di mercato del prodotto cresce. Libri brutti, anche rovinati, vengono venduti a cifre che superano i 100€. E’ vero che ognuno con i propri soldi fa ciò che vuole, ma con la stessa cifra in libreria si riempie una busta di libri anche notevoli!

Attenti alle ragazze è uno di quei libri scomparsi troppo prematuramente dal mercato. E’ un libro bello, bello davvero e divertente. Il Barbagianni editore se n’è accorto e ha deciso di tirarlo fuori dall’oblio ristampandolo. I libri belli tornano

I LIBRI NUOVI

Nei gruppi facebook si vendono libri usati a prezzi piccoli piccoli. Questo è bellissimo! Chi vende rientra un po’ della spesa, chi compra non spende troppo e il libro ha una nuova vita. 

Il problema è che troppo spesso si vendono anche libri nuovi a prezzi piccoli piccoli. Come può essere? Beh, capita che durante il tragitto dall’editore o dal distributore alla libreria alcuni scatoloni scompaiano. Capita anche che gli editori omaggino gli amministratori dei gruppi con più copie di uno stesso titolo. Capita che alcuni editori e librai si spaccino per privati. Capita che un libro comprato online non rispetti le aspettative. Capita di ricevere in regalo un libro che si ha già. In ogni caso, questi libri nuovi finiscono sul mercato a prezzi stracciati.

Il prezzo dei libri è imposto dall’editore e c’è una legge che limita lo sconto sui libri nuovi al 5%. Trovare qualche escamotage per vendere a prezzi più bassi non è solo illegale ma provoca anche una svalutazione del libro stesso. 

E LE LIBRERIE?

Ecco, questo è il tasto dolente. La pandemia ha spinto lo stato a riconoscere le librerie come esercizi commerciali essenziali e a stanziare fondi per sostenerle. Bello, la cultura è fondamentale…però ci sono quelle due paroline, esercizi commerciali, che mettono le librerie, come è giusto che sia, alla stregua degli altri negozi. Le librerie pagano un affitto per i locali in cui si trovano, le utenze, le tasse, gli stipendi…Rispettano (spero tutte) la legge in materia di sconti. 

Non si può dire altrettanto di chi vende nei gruppi facebook e la sopravvalutazione e la svalutazione del libro ma soprattutto della professionalità dei librai rendono vani tutti gli aiuti e tutte le belle parole spese a favore delle piccole librerie indipendenti e dei librai. 

Qualche giorno fa il ministro Franceschini ha rinnovato uno stanziamento a favore delle biblioteche di Roma per acquistare libri presso le librerie indipendenti. Ho trovato molto interessante un commento a questa notizia che recitava più o meno così “se le librerie non riescono a restare aperte è inutile continuare a sostenerle con questi fondi; se hanno sempre bisogno di aiuto vuol dire che da sole non ce la fanno e allora non hanno motivo di esistere ancora, sono superate”. Forse non ha tutti i torti, ma come in altri settori commerciali c’è bisogno di un modo sano di applicare la concorrenza e, purtroppo, nell’editoria non giocano tutti con le stesse regole.

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